Data di nascita: 13/08/1994.
Luogo di nascita: Tampico (Messico).
Squadra di appartenenza: Pachuca.
Ruolo: Ala sinistra.
Altezza: 170 cm.
Piede: Destro.
Luogo di nascita: Tampico (Messico).
Squadra di appartenenza: Pachuca.
Ruolo: Ala sinistra.
Altezza: 170 cm.
Piede: Destro.
Messico. Mondiale Under-17 del 2011. I padroni di casa sono una furia, eliminano Nord Corea e Olanda nella fase a gironi, Panamá agli Ottavi di Finale, Francia ai Quarti di Finale. In Semifinale il 7 Luglio c’è la Germania. Nel piccolo stadio di Torreón è grande calcio: apre Julio Gómez di testa, pareggia Samed Yesil, 2-1 tedesco di Emre Can, pari direttamente da calcio d’angolo di Espericueta. In occasione del 2-2, Julio Gómez subisce un forte colpo alla testa, che gli apre una breccia sulla fronte. Non può continuare, perde sangue, ma la sua squadra ha già esaurito le sostituzioni. Così si rialza, si fa bendare la testa alla meglio e, ancora un po’ intontito, torna in campo accompagnato dall’ovazione del pubblico. Al 91’ è lui a svettare da un nuovo tiro d’angolo e decidere il match con una splendida rovesciata.
Da quel giorno Julio è “la momia Gómez”. La mummia, in riferimento al vistoso bendaggio con cui giocò e decise gli ultimi minuti di quell’agonica Semifinale. Tre giorni dopo, il 10 Luglio 2011, il Messico si sarebbe laureato campione del Mondo Under-17 battendo in Finale anche l’Uruguay.
Julio Gomez aveva appena 16 anni quando alzò la Coppa del Mondo Under-17 ed il premio al miglior giocatore del torneo, divenendo la speranza del fútbol azteca del futuro.
Che fosse speciale non lo si scoprì in quei giorni. Già lo sapeva Pablo Marini, allenatore argentino che guidava il Pachuca ad inizio 2011 e che non dubitò al momento di far esordire l’adolescente Julio nell’ultima mezz’ora di un match in casa del Santos Laguna (1-1 il risultato finale). Nelle successive settimane, prima del mondiale giovanile, il piccolo centrocampista tornò in campo altre quattro volte, le prime due entrando dalla panchina (contro Cruz Azul e Guadalajara), le altre come titolare (contro San Luís ed Estudiantes Tecos).
Al Mondiale, ovviamente, lo si attendeva come una delle stelle, insieme ad altri talenti quali il sopracitato Espericueta o la coppia attaccante composta da Marco Bueno e Carlos Fierro. Julio, maglietta verde col nº 8 sulle spalle, giocò titolare tutte le gare esclusa la Finale, in cui entrò in campo solo negli ultimi 20 minuti, non essendo al massimo a causa della botta alla testa patita contro i tedeschi. Oltre alla doppietta in Semifinale, segnò anche un gol nella fase a gironi contro il Congo, risultando sempre un pericolo partendo da una corsia o dall’altra, coi suoi dribbling, le sue incursioni dalla seconda linea, il suo entusiasmo, la sua grinta e la sua tecnica. In una competizione che il Messico dominò da inizio a fine, Julio Gómez non tradì le attese, facendo meglio di altri grandi talenti presenti come il brasiliano Adryan, Emre Can o Souleymane Coulibaly.
Che fosse speciale non lo si scoprì in quei giorni. Già lo sapeva Pablo Marini, allenatore argentino che guidava il Pachuca ad inizio 2011 e che non dubitò al momento di far esordire l’adolescente Julio nell’ultima mezz’ora di un match in casa del Santos Laguna (1-1 il risultato finale). Nelle successive settimane, prima del mondiale giovanile, il piccolo centrocampista tornò in campo altre quattro volte, le prime due entrando dalla panchina (contro Cruz Azul e Guadalajara), le altre come titolare (contro San Luís ed Estudiantes Tecos).
Al Mondiale, ovviamente, lo si attendeva come una delle stelle, insieme ad altri talenti quali il sopracitato Espericueta o la coppia attaccante composta da Marco Bueno e Carlos Fierro. Julio, maglietta verde col nº 8 sulle spalle, giocò titolare tutte le gare esclusa la Finale, in cui entrò in campo solo negli ultimi 20 minuti, non essendo al massimo a causa della botta alla testa patita contro i tedeschi. Oltre alla doppietta in Semifinale, segnò anche un gol nella fase a gironi contro il Congo, risultando sempre un pericolo partendo da una corsia o dall’altra, coi suoi dribbling, le sue incursioni dalla seconda linea, il suo entusiasmo, la sua grinta e la sua tecnica. In una competizione che il Messico dominò da inizio a fine, Julio Gómez non tradì le attese, facendo meglio di altri grandi talenti presenti come il brasiliano Adryan, Emre Can o Souleymane Coulibaly.
Sembrava l’inizio di una carriera meteorica, i primi passi di un enfant prodige, rapido, tecnico, forte fisicamente, con un innato istinto goleador. Invece Julio sta seguendo il percorso normale di un calciatore che deve farsi ancora le ossa.
Nella stagione 2011-12 non partecipò mai con la prima squadra. E i frequenti cambi di allenatore non aiutarono. Così come neanche lo supportò la salute. Raccolse qualche presenza la stagione successiva, cioè la scorsa, nel dettaglio 4 gettoni nel Torneo Apertura e 3 nella Coppa del Messico. Fu in quest’ultima competizione che segnò il suo primo e finora unico gol tra i pro in competizioni di club: avvenne in un match giocato l’8 Agosto 2012, pochi giorni prima di compiere 18 anni, a La Piedad, un facile 3-0 in quella che è ad oggi la sua unica gara giocata per intero.
Ad inizio 2013 prese parte al Campionato CONCAF Under-20, dove tornò a dare il meglio di sé con una partecipazione costante e con un nuovo decisivo gol in rovesciata: questa volta la vittima, nella Finale giocata lo scorso 3 Marzo a Puebla, furono gli Stati Uniti d’America (3-1 il risultato). Purtroppo un infortunio al ginocchio gli negò la possibilità di giocare il Mondiale Under-13 in Turchia.
Nella stagione 2011-12 non partecipò mai con la prima squadra. E i frequenti cambi di allenatore non aiutarono. Così come neanche lo supportò la salute. Raccolse qualche presenza la stagione successiva, cioè la scorsa, nel dettaglio 4 gettoni nel Torneo Apertura e 3 nella Coppa del Messico. Fu in quest’ultima competizione che segnò il suo primo e finora unico gol tra i pro in competizioni di club: avvenne in un match giocato l’8 Agosto 2012, pochi giorni prima di compiere 18 anni, a La Piedad, un facile 3-0 in quella che è ad oggi la sua unica gara giocata per intero.
Ad inizio 2013 prese parte al Campionato CONCAF Under-20, dove tornò a dare il meglio di sé con una partecipazione costante e con un nuovo decisivo gol in rovesciata: questa volta la vittima, nella Finale giocata lo scorso 3 Marzo a Puebla, furono gli Stati Uniti d’America (3-1 il risultato). Purtroppo un infortunio al ginocchio gli negò la possibilità di giocare il Mondiale Under-13 in Turchia.
Anche nella prima metà di questa stagione ha avuto pochissime chance di far parte della prima squadra (due presenze in Coppa del Messico la scorsa estate e poi basta), così che a fine anno ha chiesto di essere ceduto e pochi giorni fa ha debuttato con i Chivas di Guadalajara nello stesso stadio del Santos Laguna che tre anni fa gli aveva visto muovere i primissimi passi.
Questa esperienza coi Chivas è una opportunità per “la momia” Gómez di giocare, mettersi in evidenza e dimostrare che lo spazio che reclama è meritato. Chi vedendolo nell’estate del 2011 lo attendeva tra le giovani stelle del Mondiale brasiliano, è sicuramente rimasto deluso. Ma il futuro è suo e non è detto che nei prossimi anni non ne sentiremo parlare.
Mario Cipriano
Foto: fonte www.chivasdecorazon.com.mx
Mario Cipriano
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