L'Europeo 2012 disputato in Polonia e Ucraina si è chiuso con la roboante vittoria per 4-0 della Spagna sull'Italia, nella bella e affascinante cornice dello Stadio Olimpico di Kiev. Una manifestazione continentale da ben 76 reti segnate (tanti i goal belli, da Ibrahimovic a Welbeck, passando per Balotelli, Van der Vaart, Lahm e Blaszczykowski), dove non è mancato lo spettacolo, dove non sono mancate le emozioni e le grandi prestazioni.
E così, come in ogni chiusura di torneo che si rispetti, è tempo di bilanci, andando a vedere insieme quali sono stati i giocatori che si sono comportati meglio in questo Europeo e quelli che hanno deluso le aspettative. Abbiamo così deciso di stilare le nostre personalissime Top11 e Flop11 di quest'ultima rassegna continentale.
Top 11
Andiamo a disporre in campo il nostro "dream team" con il modulo 4-2-3-1 con in porta Casillas; Lahm, Barzagli, Piquè e Jordi Alba in difesa; centrocampo a due composto da Khedira e Pirlo; trio di fantasisti con C.Ronaldo, Ozil e Iniesta; unica punta Balotelli. Allenatore Vicente Del Bosque.
Iker Casillas (Spagna): senza dubbio il miglior portiere di questo Europeo. Un solo goal subito in tutta la manifestazione (quello di Di Natale all'esordio contro l'Italia), poi il capitano spagnolo è stato un muro invalicabile per qualunque avversario, dando sicurezza alla propria squadra con i suoi interventi sempre attenti e precisi. Decisivo in più di un'occasione, specie in semifinale contro il Portogallo (rigore parato a Joao Moutinho compreso). Ancora una volta (come nel 2008) è stato lui ad alzare a fine torneo l'ambito trofeo...
Philipp Lahm (Germania): vista la sua enorme duttilità lo schieriamo a destra, ruolo che ricopre nel Bayern Monaco. Molto positivo il suo Europeo, fatto di tanta corsa, tanta sostanza, tanta abnegazione tattica e la solità grande umiltà che da sempre lo contraddistingue. Nonostante la Germania non sia riuscita nemmeno questa volta a vincere, Lahm ha comunque dimostrato di essere uno dei terzini più forti e completi al mondo, nonostante venga poco sponsorizzato dalla stampa e dagli addetti ai lavori. Ciliegina sulla torta del suo torneo la bellissima rete con la quale ha aperto il poker che la Germania ha rifilato alla Grecia nei quarti di finale.
Andrea Barzagli (Italia): la sua assenza per infortunio nelle prime due partite si è fatta sentire tantissimo nella formazione azzurra, tanto da subire due goal in altrettanti match. Poi il centrale bianconero è rientrato nella terza gara contro l'Irlanda e da lì l'Italia ha acquisito maggiore sicurezza, giovando tanto della sua naturale calma e della sua enorme intelligenza tattica. Dopo l'ottima e straordinaria annata giocata nella Juventus, Barzagli ha confermato anche all'Europeo di essere il miglior centrale italiano attualmente in circolazione e non saranno certo le quattro reti subite in finale contro la Spagna a cancellare quanto di buono ha fatto nelle precedenti gare.
Gerard Piquè (Spagna): è arrivato alla manifestazione continentale dopo una stagione così così disputata con il suo Barcellona, ma durante l'Europeo il centrale catalano è stato praticamente perfetto, non concedendo nulla agli avversari che gli si sono parati davanti. Buonissime le sue prestazioni, a livelli davvero ottimi per sicurezza, precisione degli interventi e maturità tattica in campo. Ha contribuito, inoltre, al successo della "roja" con il rigore segnato con freddezza e precisione in semifinale contro il Portogallo.
Jordi Alba (Spagna): completa il nostro pacchetto arretrato un altro componente della a dir poco perfetta "macchina" spagnola. Europeo da incorniciare per l'esterno mancino classe '89, ormai ex Valencia, visto il suo imminente ritorno al Barcellona per una cifra vicina ai 14 milioni di euro. In stagione a Valencia ha fatto spesso anche l'esterno di centrocampo, ma in nazionale Del Bosque lo ha imposto fortemente come terzino mancino, dando alla Spagna nuova linfa e spinta sulla propria corsia mancina, dove ha instancabilmente macinato chilometri già dalla prima partita contro l'Italia. Il cerchio si è chiuso proprio in finale contro gli "azzurri" quando lanciato da Xavi ha suggellato con la rete del momentaneo 2-0 un Europeo praticamente perfetto.
Sami Khedira (Germania): anno della definitva consacrazione e maturazione per il mediano tedesco. Con il Real Madrid ha vinto la Liga giocando un grande campionato, confermando anche durante il torneo continentale tutti i suoi miglioramenti, sia nell'impostazione dell'azione che negli inserimenti senza palla. Se prima Khedira veniva descritto da tutti come un giocatore molto bravo nel distruggere l'azione avversaria, ora dopo questo Europeo si può dire che sia diventato un centrocampista davvero completo in entrambe le fasi di gioco, ma soprattutto maturo e adatto a certi palcoscenici. Ad impreziosire il tutto anche la fantastica rete al volo di destro con cui ha trafitto la Grecia nei quarti di finale.
Andrea Pirlo (Italia): un assist per la rete di Di Natale nel primo match contro la Spagna e un goal su punizione contro la Croazia nel secondo match sono serviti da semplice antipasto alla "giocata" che ha cambiato le sorti del quarto di finale contro l'Inghilterra. Il suo rigore calciato con il celeberrimo "scavetto alla Panenka" ha fatto sobbalzare tutti i tifosi azzurri giù dal divano, ma il gesto di Pirlo è quanto di più naturale un calciatore con le sue doti tecniche possa fare. Il suo penalty ha girato la storia del torneo regalando così all'Italia la grande serata vissuta in semifinale contro la Germania. Europeo di pregevole fattura per il "cervello", il regista della Juventus e della formazione di Prandelli.
Cristiano Ronaldo (Portogallo): prime due partite davvero anonime per la stella portoghese, specie la seconda contro la Danimarca dove si è divorato delle reti da solo davanti al portiere in maniera a dir poco imbarazzante. Poi nel match decisivo contro l'Olanda si è finalmente svegliato, caricandosi il Portogallo sulle spalle, accendendo di fatto la luce sulla formazione lusitana. Leader, trascinatore e uomo simbolo della squadra iberica, ha chiuso l'Europeo con tre reti segnate, sfiorando l'impresa di portare i suoi in finale otto anni dopo la delusione casalinga contro la Grecia. Questa volta a fermare il sogno di Ronaldo e compagni ci hanno pensato i rigori e la solita Spagna (come al Mondiale del 2010), ma resta comunque di pregevole fattura l'Europeo disputato dall'attaccante del Real.
Mesut Ozil (Germania): faro, luce, fulcro di ogni azione teutonica in questo torneo. E' stato l'unico uomo del pacchetto offensivo tedesco al quale il C.T. Joachim Low non ha mai rinunciato, perchè con la sua classe e la sua tecnica sopraffina ha illuminato il gioco della propria nazionale fino alla sconfitta in semifinale contro l'Italia (dove ha potuto solo accorciare le distanze con il rigore dell'1-2, trasformato a tempo ormai scaduto). Nonostante ciò il suo personale Europeo resta di pregevole fattura.
Andrès Iniesta (Spagna): votato miglior giocatore della manifestazione, il centrocampista del Barcellona ha disputato un Europeo davvero fantastico, meritandosi l'ambito riconoscimento e dimostrando ancora una volta di essere uno dei calciatori più forti al mondo. Costante e decisivo per tutta la durata del torneo, "don Andrès" ha contribuito alla vittoria finale della sua Spagna mettendo il suo personale zampino in quasi tutte le azioni da goal iberiche, con giocate di alta scuola, passaggi al millimetro e un'intelligenza calcistica fuori dal comune. Non ha segnato, ma ha illuminato comunque la scena, divertendo la vasta platea internazionale grazie alla sua impressionante qualità di gioco.
Mario Balotelli (Italia): partito tra le critiche generali dopo le prime due partite a causa della scarsa vena sotto porta (lui che centravanti puro comunque non è), strada facendo si è caricato sulle spalle l'intero peso dell'attacco dell'Italia, sovvertendo ogni commento negativo fatto nei suoi confronti. Splendido il goal del 2-0 con l'Irlanda segnato in mezza rovesciata nel terzo match del girone, come al solito freddo e glaciale dagli undici metri nella "lotteria" dei rigori nei quarti contro l'Inghilterra. Ha vissuto la sua serata memorabile in semifinale contro la Germania, dove ha demolito da solo i teutonici con una sensazionale doppietta (primo goal di testa e seconda rete con un destro potentissimo che non ha lasciato scampo a Neuer), ma soprattutto ha dimostrato in questo Europeo di essere un calciatore decisivo nei momenti che contano, quando le partite diventano importanti e il pallone tra i piedi comincia a scottare. E' da lui che deve ripartire l'Italia per il prossimo futuro.
C.T. Vicente Del Bosque (Spagna): alla fine ha avuto ancora una volta ragione lui, uno dei tecnici più vincenti dell'intera storia del calcio. C'è molto di Del Bosque nell'ennesimo successo iberico negli ultimi quattro anni, a partire dall'imposizione di Jordi Alba nel ruolo di terzino sinistro, passando per lo schieramento con i tre "ragionatori" (Busquets, Xabi Alonso e Xavi), fino ad arrivare alla mossa rivelatasi vincente di giocare in attacco con Fabregas da "falso nueve", nonostante Torres e Llorente in rosa, sopperendo così all'assenza forzata di un cecchino implacabile come David Villa.
Completano la nostra squadra in panchina i seguenti calciatori: Gianluigi Buffon (Italia), Mats Hummels (Germania), Sergio Ramos (Spagna), Daniele De Rossi (Italia), Cesc Fabregas (Spagna), David Silva (Spagna) e Alan Dzagoev (Russia).
Flop 11Nella formazione dei peggiori di questo Europeo troviamo schierati con il modulo 4-2-3-1: Given in porta, Van der Wiel, Heitinga, Dunne, Willems in difesa, centrocampo con Van Bommel e Thiago Motta, trio di mezze punte con Robben, Afellay e A.Young, mentre nel ruolo di centravanti schieriamo Benzema. Allenatore Bert Van Marwijk.
Shay Given (Irlanda): la squadra del nostro amato Giovanni Trapattoni chiude con zero punti in classifica e la peggior difesa dell'intera manifestazione (ben nove goal subiti). Molte delle colpe sono anche del proprio portiere Shay Given, lontano parente del buonissimo numero uno che qualche anno addietro difendeva con ottimi risultati la porta del Newcastle. Troppo incerto ed insicuro in molte situazioni (come accaduto durante la Premier con la maglia dell'Aston Villa), evidentemente il peso dell'età si è fatto sentire anche per uno come lui, dando ragione a chi come Roberto Mancini (tecnico del Manchester City) non ci ha pensato due volte a scaricarlo in sede di mercato appena ha potuto.
Gregory Van der Wiel (Olanda): Europeo davvero disastroso per tutto il clan olandese, con il giovane terzino dell'Ajax che non ha espresso tutto il suo potenziale, risultando un'autentica delusione. Nelle tre partite disputate è sembrato essere troppo timido e poco in forma per dare il suo solito apporto di corsa e spinta sulla fascia destra, ma soprattutto è apparso abbastanza distratto in fase difensiva.
John Heitinga (Olanda): altro calciatore "oranje" resosi autore di un Europeo da dimenticare, simbolo della pochezza difensiva della formazione di Van Marwijk. Cinque goal subiti in tre partite, errori da principiante in chiusura e soprattutto la tipica sensazione di impotenza ogni volta che veniva puntato da un calciatore avversario. Torneo nerissimo per il calciatore dell'Everton.
Richard Dunne (Irlanda): stesso discorso fatto per Given, anche lui veniva da una stagione molto negativa con la maglia dell'Aston Villa e in questo Europeo ha confermato tutti i suoi limiti a livello tecnico e tattico. Si pensava che con la sua grande esperienza potesse aiutare la propria squadra, ma in realtà è apparso più come un giovane alle primissime armi che come un navigato veterano del terreno verde.
Jetro Willems (Olanda): coraggiosa la scelta di Van Marwijk di puntare forte su questo giovane mancino classe '94 nel ruolo di terzino sinistro titolare dell'Olanda, ma il ragazzo del Psv è naufragato insieme a tutta la barca "oranje". Nelle tre gare disputate contro Danimarca, Germania e Portogallo Willems ha dimostrato enormi limiti a livello caratteriale e tattico, dettati soprattutto dall'inesperienza e forse dall'emozione per la sua prima vera grande manifestazione da titolare con la maglia del proprio Paese. Deve crescere ancora molto, ma il tempo e l'età sono comunque dalla sua parte.
Van Bommel (Olanda): altro giocatore olandese a finire dietro al banco degli imputati per l'imbarazzante eliminazione patita durante i gironi iniziali. Da lui, capitano di lungo corso e centrocampista di grande esperienza e carattere, ci si aspettava davvero di più sotto il profilo della mentalità e dal punto di vista tattico, ma una condizione a dir poco approssimativa ne hanno aggravato notevolmente le prestazioni. Lento, impacciato, impreciso, ha sbagliato tutto quello che c'era da sbagliare, godendo di troppa riconoscenza da parte del suo tecnico/suocero Van Marwijk.
Thiago Motta (Italia): il più grande flop della formazione italiana in questo Europeo. Mai in condizione, mai pienamente nel vivo dell'azione e del gioco azzurro, lento e spaesato, quando è stato chiamato in causa da Prandelli ha sempre dato l'idea di essere un pesce fuor d'acqua. Ha avuto numerose occasioni di poter smentire i suoi critici, ma non è mai riuscito a far cambiare opinione ai suoi detrattori. Comica la sua ultima apparizione nel torneo, quando appena entrato nella finale contro la Spagna si fa male quasi subito alla coscia destra lasciando il campo in barella e i suoi compagni in dieci uomini con due goal da recuperare, visto che i cambi erano finiti. Ci si chiede come abbia fatto Prandelli a regalargli tutte quelle chance e a tenerlo così in alta considerazione, rispetto a gente più fresca e dinamica come Nocerino...
Arjen Robben (Olanda): l'esterno olandese in questo Europeo ha proseguito il suo "annus horribilis" (dove con il Bayern ha perso tutto quello che c'era da perdere, risultando decisivo soltanto in negativo con rigori sbagliati ed errori clamorosi sotto porta). Anche con la maglia dell'Olanda Robben non è riuscito ad invertire questo suo trend negativo disputando un torneo davvero anonimo, fatto di pochissimi spunti dei suoi e zero incisività sotto porta. Nullo in tutte e tre le gare disputate dagli "oranje", è sembrato molto stanco e fuori condizione, ma soprattutto ha denotato i soliti limiti a livello caratteriale e di personalità.
Ibrahim Afellay (Olanda): una stagione pressochè buttata via a causa di un brutto infortunio al ginocchio, ma nonostante ciò Van Marwijk gli ha dato fiducia convocandolo per l'Europeo e schierandolo titolare nelle prime due partite. Ma nonostante la fiducia l'esterno del Barcellona non ha per nulla inciso con la maglia arancione dell'Olanda, vagando spesso per il campo alla ricerca della giusta posizione sul terreno di gioco, ma soprattutto della migliore condizione fisica. Troppo poco coinvolto nel gioco dai compagni, ma anche tropo fuori condizione per poter dare il proprio contributo in termini di assist e fantasia. Sarebbe stato meglio lasciarlo a casa...
Ashley Young (Inghilterra): Europeo da dimenticare per l'esterno inglese del Manchester United, che a dir la verità quest'anno in Premier era stato protagonista più per gesti antisportivi (simulazioni in area di rigore e tuffi in ogni zona del campo) che per le sue gesta calcistiche . Mai pericoloso con i suoi dribbling e le sue accelerazioni, mai decisivo in positivo con le sue giocate, anche a causa delle consegne tattiche dategli da Hodgson durante il torneo. Di lui ci si ricorderà solo per lo sguardo basso ed impaurito al momento del penalty calciato contro l'Italia nei quarti, andatosi poi a stampare contro la traversa.
Karim Benzema (Francia): è la più grande delusione di questo Europeo. Ventuno goal segnati nella Liga con la maglia del Real Madrid, zero con quella della Francia durante questa manifestazione continentale. Clamoroso e inaspettato il suo flop, visto che non ha mai dato l'idea di essere in forma e in palla per aiutare la sua squadra ad andare avanti nel torneo. Di lui si ricordano davvero poche azioni, ma soprattutto lascia alquanto perplessi il fatto che in quattro partite giocate non abbia quasi mai tirato in porta creando occasioni pericolose per gli avversari. Davvero un mistero la sua pessima performance.
C.T. Bert Van Marwijk (Olanda): la sua Olanda a livello di squadra è stata il flop più grande ed imbarazzante di questo Europeo. I vice-campioni del mondo hanno chiuso il loro girone con zero punti, cinque goal subiti e solo due fatti, davvero troppo poco per una squadra con il valore tecnico degli "oranje", che ad inizio torneo veniva accreditata da tutti come una delle pretendenti al titolo. Gli errori di Van Marwijk sono sotto gli occhi di tutti, a cominciare dalla gestione dello spogliatoio, passando per le convocazioni e per l'aspetto tecnico-tattico. Il potenziale olandese (specie in attacco) era davvero molto importante, ma il tecnico (insieme a molti suoi giocatori) ha toppato alla grande questa ghiotta chance. Doverose e al tempo stesso onorevoli le sue dimissioni al termine dell'Europeo.
Completano la nostra rosa in panchina: Wojciech Szczesny (Polonia), Philippe Mexes (Francia), Holger Badstuber (Germania), Wesley Sneijder (Olanda), Franck Ribery (Francia), Antonio Cassano (Italia), Aleksandr Kerzakov (Russia).
Francesco Tusi
@FrancescoTusi
Francesco Tusi

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