22 giugno 2006, Italia - Repubblica Ceca, è il minuto 86: un contropiede che sembrava infinito, 60 milioni di pensieri e un pallone da buttare in rete. Barone ha davanti a sè un red carpet che porta dritto, dritto al 2 a 0, ma Pippo dà ragione al suo istinto, salta Cech e firma il passaggio del turno. Storie di chi, da sempre, fa rima con gol, storie di chi della storia è protagonista. Ma prima delle notti mondiali ne ha mangiata di polvere sui campi di serie minori: le giovanili col Piacenza, i 13 gol con la maglia del Leffe, poi Verona e, ancora, Piacenza. Prima di abbracciare la A. La Juve lo preleva dall'Atalanta per 20 miliardi di lire, il bomber risponde regalando Supercoppa italiana e Scudetto al primo tentativo, quasi a dire "chi ha tempo, non perda tempo". 4 stagioni, 165 volte in bianconero e 89 marcature; cifre importanti, ma lo saranno ancor di più quelle proposte da Berlusconi nell'estate del 2001: 40 miliardi di lire più una contropartita tecnica. San Siro diventa il suo giardino, il gol un vizio genuino. Ne segnerà tanti, ma tanti, eppure per il suo modo di esultare sembrava sempre il primo. Lo senti parlare e capisci che lo "step by step" è nel suo modus operandi, vuole puntare in alto, ma arrivandoci per gradi. Così in campo come in panchina. Pippo appende la 9 al chiodo e accetta la chiamata di Galliani, un anno da coach degli Allievi Nazionali, poi la grande chance con la Primavera rossonera. Misura le parole, elogia i suoi ragazzi e punta all'obiettivo. "Abbiamo fatto un buon torneo, poi quando arrivi in finale conta solo chi vince." Entra forte il mister, come quando da giocatore partiva sul filo del fuorigioco e scaraventava la sfera al di là della linea bianca. Quasi a dire che c'è un limite, un filo sottile che separa te da tutti gli altri ed è ascrivibile sotto il termine "vittoria". Quella che il suo Milan si è preso contro Rijeka, Envigado e Fiorentina. Domani sarà Milan - Anderlecht. Per la prima volta, nella storia del Viareggio, ci sarà la stessa finale per due edizioni consecutive, ma dalle parti di Milanello sperano di riscriverne il finale. Benedicic ha il piede caldo, Capitan Pacifico sottolinea il carisma e l'entusiasmo di Mister Inzaghi, nell'aria c'è voglia di impresa e gli occhi sono quelli giusti. Corsi e ricorsi storici che legano il mister ai suoi ragazzi: la possibilità di rigiocare finali perse, Anderlecht come Liverpool, per regalarsi un'emozione, per regalarsi un trofeo, per diventare il primo Campione del Mondo a vincere il torneo di Viareggio da allenatore. Con, o senza, Gwyneth Paltrow, domani sarà Sliding doors.
Foto tratta da acmilan.com
lunedì 17 febbraio 2014
VIAREGGIO CUP 2014 - Sliding doors
Francesca Flavio
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