Giungiamo alla gara conclusiva di questo entusiasmante Europeo che ha messo in risalto qualche giovane talento Katidis, Rodriguez, Deulofeu, Pogba, solo per fare qualche nome. A giocarsi il titolo giungono due squadre dal punto di vista fisico stremate. La Grecia nella semifinale se l'è vista con l' Inghilterra, superandola solo nei tempi supplementari considerata anche l'inferiorità numerica. La Spagna, invece, insieme alla Francia ha dato vita a una delle gare più entusiasmanti a livello giovanile. Nei 120' le due squadre, dopo essersele date di Santa ragione, chiudono l'incontro sul 3-3, lasciando l'esito del verdetto nelle mani della lotteria dei calci di rigore. Gli iberici, primi a calciare, sbagliano il tiro iniziale. Quando tutto sembra mettersi nei peggiori dei modi, però, Arrizabalga, numero uno della Roja, scalda i guantoni e neutralizza due calci di rigore che consentono il passaggio del turno. Partita con ampia valenza storica: è il remake della prima finale conquistata della Grecia, quella del 2007, che gli ellenici persero per 2-0. Si affrontano, inoltre, le due nazioni più attanagliate dalla vicenda "Euro".
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| Uefa.com |
Dopo quest'ampia introduzione, però, passiamo all'analisi dell'incontro. Strana scelta di Tsanas, selezionatore ellenico che, dopo aver utilizzato per larghi tratti della competizione il 4-4-2, contro la Spagna rifiuta a un uomo a centrocampo per dare maggior disturbo all'impostazione di gioco spagnola, partendo con un pressing alto sui difensori iberici. A Katidis, capitano della squadra greca, nelle ultime gare impiegato come collante tra attacco e centrocampo, viene affidato il compito di far girare con i tempi giusti la squadra. Per dare, nelle rare occasioni disponibili, un buon margine di campo al numero 10, Tsanas gli mette a fianco due mastini, quali Ballas e Fourlanos. Chiavi dell'attacco in mano a Diamantakos che può contare sul supporto dei due tornanti Mavrias e Giannotas. La Spagna, guidata da Lopetegui, non rinuncia al suo metodico 4-3-3, impianto di gioco vincente fino a oggi e che ha solo nella fase difensiva il proprio punto debole. Il trio offensivo, composto da Paco Alcacer, Deulofeu e Rodriguez, ha il compito di scardinare il muro ellenico alzato dalla coppia di centrali Kourmbelis e Bougiaidis. Centrocampo a tre formato dalla classe di Oliver Torres, l'estro di Campana e la fisicità di Suso. Altro punto di forza della "Roja" sono gli esterni, Joni e Grimaldo che, con le proprie falcate mettono, spesso e volentieri, in difficoltà la Grecia. A dirigere l'incontro l'olandese Makkelie.
Nei primi venti minuti di gara il copione è quello che ogni sportivo, alla vigilia, si attendeva. Spagna con il piede sull'acceleratore, Grecia rintanata nella propria metà campo. Alcacer e Campana ci provono dalla distanza senza successo. Gli ellenici escono la testa fuori dal guscio solamente alla mezz'ora con il loro uomo migliore, Georgios Katidis. Il trequartista, reinventato regista, si getta in tuffo in piena area di rigore e per poco non beffa il portiere iberico che, però, si fa trovare pronto. La Spagna, così, lascia un po' di campo agli avversari che, qualche minuto dopo, si rendono nuovamente pericolosi con un tiro dalla distanza di Ballas. Ultima emozione di un primo tempo prettamente equilibrato.
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| Jese Rodriguez (RealMadrid.com) |
La Grecia si ferma sul più bello, quando tutto sembrava potersi decidere nei minuti finali. La vendetta, dopo cinque anni, si materializza in un nulla di fatto. La Spagna continua a vincere in ogni ambito. Non ci sarebbe da meravigliarsi se alle prossime Olimpiadi, discipline in cui Russia o Cina sono andate sempre forti, dovessero lasciare il passo agli atleti iberici: sono anni che ormai la Spagna fa terra bruciata non lasciando agli avversari nemmeno le briciole.
Antonio_Paviglianiti


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