Danimarca – Portogallo (girone
B) il tridente portoghese
in fase di possesso gioca molto stretto per lasciare le fasce ai due terzini.
Dall’altra parte buon impatto sul match per Eriksen. Bendtner ed il gioiello
dell’Ajax si occupano di Miguel Veloso ed in fase d’uscita il Portogallo è
costretto ad impostare con i due centrali di difesa. Il Portogallo passa su
calcio piazzato, forse l’unico modo per sbloccare una partita così. Si gioca al
lascia o raddoppia, Helder Postiga sceglie la seconda e scarica in rete il gol
del raddoppio, la difesa danese sceglie la prima e lascia da soli gli avanti
portoghesi. S. Poulsen rimane più bloccato sulla difensiva rispetto all’esordio,
Nani sul versante, pericolo costante. La Danimarca non riesce più ad uscire perché
la terza linea in red viene affrontata a specchio dai lusitani, le difficoltà
aumentano se l’unica luce del tuo gioco, Eriksen, si spegne dopo un inizio
incoraggiante. Gli uomini di Morten Olsen non si lasciano abbattere dalla
raffica di infortuni che si è abbattuta su di loro ed impensieriscono Rui
Patricio&Co. con delle manovre avvolgenti. La remuntada di Bendtner, 2 a 2,
palla al centro. Con la forza della disperazione, con un piede e mezzo fuori
dall’Europeo, Varela come Re Mida, 3 – 2 e la Danimarca piange.
UP NANI il numero 17 portoghese mette in campo
tutto il suo repertorio: scatto, dribbling e visione periferica. Firma l’assist
del secondo centro e copre in fase di non possesso. Poulsen quali sono i nomi
dei sette Nani?
DOWN CRISTIANO RONALDO la maledizione dei numeri uno si è
abbattuta ancora una volta sulle grandi manifestazioni calcistiche. Ibra,
Messi, Del Piero e … CR7. Spesso fuori dal gioco, sbuffa insofferente, gli
escono tiri, per usare un eufemismo, sballati e si divora un gol davanti ad Andersen.
Il primo violino stona ancora.
Olanda – Germania
(girone B) a
Kharkiv è partenza sprint, l’Olanda mette la freccia sulla destra, la Germania
difende ordinatamente con due linee da quattro elementi e lascia la strana
coppia Ozil – Gomez libera lì davanti. Afellay va a cercarsi palloni nella zona
centrale del campo mentre Robben, come suo solito, cerca l’affondo lungo l’out.
Ozil e Muller si scambiano la posizione, in fase passiva del gioco ciò permette
di fargli tirare, a turno, il fiato, in fase attiva ciò permette di liberare al
meglio il loro talento sulla trequarti. Il gol più importante, nel momento più
importante: Schwein per Marione Gomez, auf wiedersehen Olanda. I problemi di
questa Olanda sono a centrocampo, la coppia De Jong – Van Bommel nasce per fare
schermo davanti alla difesa e difendere anche per gli altri, il gol del 2 a 0 è
un dejavu preoccupante e dire che basterebbe poco per rendere questa squadra un’armata
devastante. Gli oranje cambiano, De Jong schermo davanti alla difesa e linea a
quattro dietro Huntelaar, con Van der Vaart chiamato a creare gioco.
Stekelenburg evita il crollo verticale ma che squadra la Germania, fa al meglio
le due fasi di gioco, ha forza fisica, tecnica, idee ed al resto ci pensa
Gomez. E’ un’Olanda no sense, dovrebbe macinare chilometri e cercare di
accorciare le distanze, invece è la squadra di Low a sviluppare il gioco ed è
disarmante la facilità con cui trovano la penetrazione per vie centrali. Tre
indizi fanno una prova, gli oranje ci hanno provato con iniziative personali e
con un’iniziativa personale Van Persie riapre la partita. Tra sorprese e delusioni,
incertezze e recriminazioni, una certezza c’è: questo è l’Europeo della
Germania di Low.
UP GOMEZ il terminale offensivo ideale per
qualunque allenatore, due bijoux che lo portano in testa alla classifica dei
marcatori. Super Mario Bros ha completato il secondo livello.
DOWN VAN BOMMEL deve mordere le caviglie degli
avversari e recuperare palloni. Più che un mastino davanti alla difesa sembrava
uno chow chow.
Francesca Flavio
Posted in: 






