Questo articolo è la terza ed ultima parte dello speciale targato Generazioneditalenti.com dedicato ai calciatori italo-tedeschi in giro per l'Europa.
FRANCO FODA – D – 1966
Ex-libero, grandissimo estimatore del suo ben più famoso epigono Franco Baresi, l’attuale allenatore dello Sturm Graz (Österreichische Fußball-Bundesliga, Austria) è nato il 23 aprile di quarantaquattro anni fa a Mainz (capoluogo del Land della Renania-Palatinato, situato alla confluenza dei fiumi Meno e Reno nella Germania occidentale) da mamma tedesca e padre veneziano. Nella sua attività agonistica, è stato un apprezzato protagonista della Bundesliga, riuscendo a collezionare 321 presenze complessive con un bottino di 20 gol:
un ruolino di tutto rispetto.
Cresciuto nelle giovanili della sua città natale, nel 1981 viene ingaggiato dal FC Kaiserslautern (stesso Land d’appartenenza), restando sino al 1984 e dove ritornerà nel 1987, dopo le positive parentesi all’Arminia Bielefeld (43 gettoni, 8 reti) e il biennio al FC Saarbrücken (52/3). Guadagnatosi un paio di presenze nella Germania Ovest (dicembre 1987, due prestigiose amichevoli contro Brasile e Argentina), nei tre anni ai ‘Die Roten Teufel’ conquista la sua prima Coppa di Germania (la DFB Pokal del 1989-90), un trofeo che rialzerà al cielo trentasei mesi dopo (Bayer Leverkusen, 1992-93). Nel club dei ‘farmacisti’ rimane per un bel quadriennio (113 apparizioni e ben 10 realizzazioni), lasciando un ottimo ricordo di sé ed affermandosi come uno dei migliori difensori del campionato, prima di cedere alle lusinghe del prestigioso Stoccarda nel 1994. Dopo una breve parentesi in Svizzera (inverno 1997, FC Basilea), arriva in Stiria da giocatore alla fine degli Anni Novanta e vive il periodo d'oro dei due titoli nazionali e delle sorprendenti partecipazioni in Champions League (99 match disputati in Austria tra il 1997 e il 2001). Poi le cose sono economicamente precipitate per il club, mentre Franco cominciava la sua trafila da allenatore prima con gli Amateurs e poi come assistant-coach, sino a sedere ufficialmente sulla panchina dei ‘Schwoazn ‘ nel 2006. Oggi lo Sturm Graz sopravvive principalmente grazie ad un buon vivaio, “produce” e vende giovani per raddrizzare l’esiguo budget di 8 milioni € all'anno, ma riesce comunque a togliersi alcune soddisfazioni (vittoria della Coppa Nazionale nel 2009-2010:
16 maggio – Klagenfurt, Hypo-Arena - SC Magna Wiener Neustadt-Sturm Graz 0-1,
match-winner all’81’ lo sloveno Klemen Lavrič su assist del bosniaco Samir Muratovič).
CAMILLO UGI – C - (1884-1970)
Una vita da pioniere, un’avventurosa esistenza tutta da raccontare.
Padre italiano e madre tedesca, nacque a Leipzig (Lipsia, Sassonia) il 21 dicembre 1884. A 14 anni entrò nel VfB Lipsia (fondato ufficialmente il 26 maggio 1896, ma in realtà già attivo da tre anni e prima squadra assoluta campione nella storia del calcio tedesco nel 1903) per praticare ginnastica, poi si avvicinò alla sezione calcistica della squadra, il Leipziger Ballspielclub. Nel 1905 finì gli studi da elettricista meccanico specializzato in attrezzature cinematografiche, e per coltivare la sua passione attraversò l’Atlantico e si iscrisse allo Sport Club Germania (oggi denominato CE Pinheiros di São Paulo) in Brasile. Purtroppo non riuscì a superare le barriere linguistiche, e dopo un anno tornò deluso sul suolo natio, optando definitivamente per la sua vecchia squadra. Si mise in evidenza come centromediano vincendo il campionato dell’Impero Tedesco (allora chiamato Verbandsliga) nel 1906 con il VfB Lipsia: dopo aver vinto il Verbandes Mitteldeutscher Ballspielvereine, nella fase finale ad eliminazione diretta i ‘Loksche’ si sbarazzarono di Berliner FC Norden-Nordwest (quarti di finale, 9-1!), Berliner FC Hertha 92 (3-2) e nel match decisivo rifilarono un 2-1 al 1.FC Pforzheim, grazie ai gol del capocannoniere Edgar Blüher (7 in totale).
Lasciò di nuovo Lipsia per fare il servizio militare a Dresda, dove si unì alla compagine locale, il Dresdner SC , prima di tornare nel 1909 e partecipare alla finale del campionato 1910-11 persa dal VfB contro i campioni del Berliner TuFC Viktoria 89 (1-3). Tra il 1909 e il 1912 indossò 15 volte la casacca della Nazionale (capitano in nove di queste occasioni), esordendo il 18 marzo 1909 nel pesante rovescio 0-9 contro i maestri inglesi ad Oxford, una delle peggiori sconfitte della storia teutonica. L’11 agosto 1911, perso il lavoro (il professionismo, in quegli anni difficili, era ancora molto lontano…) e per far fronte ai debiti, si trasferì su suggerimento di un amico in Francia, accasandosi allo Stade Helvétique di Marsiglia (composto, come s’intuisce dal nome, quasi esclusivamente da immigrati svizzeri). Anche nella città portuale la paga non bastava per andare avanti, ed anzi fu sconvolto dalle condizioni umilianti a cui fu sottoposto (il “vitto e alloggio” promessogli, in realtà, consisteva in una lugubre cabina di legno…) così fece mestamente ritorno in patria, in tempo per giocare con il FSV Frankfurt prima di rientrare a Lipsia alla vigilia di Natale del 1911 (con tanto di amichevole contro i cecoslovacchi del DFC Praga!).
Nell’estate 1912 fece parte della Nazionale che affrontò i V Giochi Olimpici di Stoccolma (prima volta che l’Impero Tedesco decise di iscrivere un team nel calcio) insieme al suo compagno di club Karl Uhle. Torneo leggendario per la Germania e per Ugi: sconfitti a Solna dall’Austria (1-5 il 29 giugno, vantaggio illusorio firmato da Jäger e nella ripresa Studnicka, Neubauer, due volte Merz e Cimera a dilagare per gli asburgici), nel torneo di consolazione i tedeschi centrarono la più larga vittoria della loro storia, seppellendo la Russia con un’umiliante 16-0 grazie al clamoroso Gottfried Fuchs (ebreo tedesco nato a Karlsruhe il 3 maggio 1889, militò nella squadra della sua città in cui spopolava in un devastante tridente con Fritz Förderer e Julius Hirsch; emigrò in Canada a causa dell’Olocausto, morendo a Montreal il 25 febbraio 1972), autore tra il 2’ e il 69’ di ben 10 gol personali! Camillo Ugi indossò la fascia da capitano nella successiva “semifinale B”, una sconfitta 1-3 per mano dell’Ungheria grazie ad una tripletta di Schlosser Lakatos. Per la cronaca, il Regno Unito si aggiudicò la medaglia d’oro, avendo ragione della Danimarca per 4-2 in finale; bronzo ai Paesi Bassi, 9-0 alla Finlandia. Tra i vincitori britannici, come a Londra 1908 (altro oro) faceva bella mostra di sé l’italianissimo Giovanni Bazzano: nato a Biella nel 1887, si trasferì in Inghilterra a 15 anni e vinse una FA Cup e due campionati con lo Sheffield Wednesday (1903, 1904), prima di tornare in Italia e dominare nell’attacco della Pro Vercelli (26 reti in 54 partite, 5 scudetti leggendari tra il 1908 e il 1913), per poi stabilirsi definitivamente oltremanica, vincendo altri due campionati (Burnley 1920-21 e Newcastle 1926-27).
Tornato dalla Svezia, Camillo Ugi colse al volo un’opportunità di lavoro dalla Polonia: il Wroclaw gli propose di unirsi al proprio team, offrendo la prospettiva di frequentare un seminario speciale inerente la produzione meccanica di attrezzature cinematografiche, il sogno d’infanzia mai sopito per il giovane centrocampista. Così a 27 anni si insediò armi e bagagli nella Bassa Slesia, ed ironia della sorte giocò il suo primo match internazionale nella città natale, Lipsia il 17 novembre 1912… ma con i colori del suo nuovo club, il Breslauer Sportfreunde! Inutile dire che anche in Breslavia la vita era tutt’altro che agevole per lui, dato che il famoso seminario era in realtà un bluff ben architettato per convincerlo ad accettare l’offerta di trasferimento dopo le belle partite disputate alle Olimpiadi…
Nell’estate 1912 fece parte della Nazionale che affrontò i V Giochi Olimpici di Stoccolma (prima volta che l’Impero Tedesco decise di iscrivere un team nel calcio) insieme al suo compagno di club Karl Uhle. Torneo leggendario per la Germania e per Ugi: sconfitti a Solna dall’Austria (1-5 il 29 giugno, vantaggio illusorio firmato da Jäger e nella ripresa Studnicka, Neubauer, due volte Merz e Cimera a dilagare per gli asburgici), nel torneo di consolazione i tedeschi centrarono la più larga vittoria della loro storia, seppellendo la Russia con un’umiliante 16-0 grazie al clamoroso Gottfried Fuchs (ebreo tedesco nato a Karlsruhe il 3 maggio 1889, militò nella squadra della sua città in cui spopolava in un devastante tridente con Fritz Förderer e Julius Hirsch; emigrò in Canada a causa dell’Olocausto, morendo a Montreal il 25 febbraio 1972), autore tra il 2’ e il 69’ di ben 10 gol personali! Camillo Ugi indossò la fascia da capitano nella successiva “semifinale B”, una sconfitta 1-3 per mano dell’Ungheria grazie ad una tripletta di Schlosser Lakatos. Per la cronaca, il Regno Unito si aggiudicò la medaglia d’oro, avendo ragione della Danimarca per 4-2 in finale; bronzo ai Paesi Bassi, 9-0 alla Finlandia. Tra i vincitori britannici, come a Londra 1908 (altro oro) faceva bella mostra di sé l’italianissimo Giovanni Bazzano: nato a Biella nel 1887, si trasferì in Inghilterra a 15 anni e vinse una FA Cup e due campionati con lo Sheffield Wednesday (1903, 1904), prima di tornare in Italia e dominare nell’attacco della Pro Vercelli (26 reti in 54 partite, 5 scudetti leggendari tra il 1908 e il 1913), per poi stabilirsi definitivamente oltremanica, vincendo altri due campionati (Burnley 1920-21 e Newcastle 1926-27).
Tornato dalla Svezia, Camillo Ugi colse al volo un’opportunità di lavoro dalla Polonia: il Wroclaw gli propose di unirsi al proprio team, offrendo la prospettiva di frequentare un seminario speciale inerente la produzione meccanica di attrezzature cinematografiche, il sogno d’infanzia mai sopito per il giovane centrocampista. Così a 27 anni si insediò armi e bagagli nella Bassa Slesia, ed ironia della sorte giocò il suo primo match internazionale nella città natale, Lipsia il 17 novembre 1912… ma con i colori del suo nuovo club, il Breslauer Sportfreunde! Inutile dire che anche in Breslavia la vita era tutt’altro che agevole per lui, dato che il famoso seminario era in realtà un bluff ben architettato per convincerlo ad accettare l’offerta di trasferimento dopo le belle partite disputate alle Olimpiadi…
Ad ogni modo, Camillo si rimboccò le maniche, non essendo certo un tipo incline all’autocommiserazione, ed avviò un’attività commerciale dedita alla costruzione e riparazione di macchinari cinematografici, passione/hobby che ormai lo aveva definitivamente conquistato, adattandosi a lavorare anche come artigiano-manutentore nel tempo libero. Il calcio divenne per lui un piacevole passatempo, divertendosi ad allenare formazioni juniores polacche, ancora parecchio rudimentali dal punto di vista organizzativo, mentre un drammatico evento scosse per sempre la sua vita e quella dei contemporanei: lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914. Arruolato nell'esercito, si ritirò dai campi di battaglia nel 1915 per una ferita alla caviglia, e riparò a Radeberg (nei pressi di Dresda), dove si dilettò a giocare qualche partita al Dresdner Fußballring, prima di spostarsi in Breslavia. Tornato a Lipsia alla fine delle ostilità e dopo una breve permanenza al FC Sportfreunde, continuò come over-35 a difendere i colori del suo vecchio VfB Lipsia sino al 1923, spinto dall'affetto immutato dei tifosi.
Con l'avanzare degli anni, l'ambizione professionale prese il definitivo sopravvento sul calcio, ed Ugi divenne un apprezzato collaboratore della Johannes Nitzsche AG, coniugando la sua passione per il cinema e la fotografia.
Nominato "membro onorario" del FC Norimberga nel 1965, Camillo Ugi morì il 18 maggio 1970 a Markham, cittadina della Sassonia il cui Central Sport Park gli fu intitolato il 9 maggio 2006 per commemorarne la leggendaria memoria; attualmente, è la sede di gioco del Kickers 94 Markkleeberg.
BRUNO LABBADIA – A – 1966
Figlio di immigrati italiani, nasce a Darmstadt (Assia) l’8 febbraio 1966 e comincia la propria carriera professionistica nel 1984 come seconda punta nella squadra della sua città (105 partite/ 44 gol), prima di andare all’Amburgo per una stagione e mezzo (41/11). Nel 1989 è la volta del Kaiserslautern (67/20), dove vince campionato e coppa della Germania Ovest. Un altro titolo nazionale arriva nel 1993-94 al Bayern Monaco, dove approda nel 1991 e mette insieme 28 gol a fronte di 82 presenze complessive. Nel 1994 è al Colonia (41/15), poi nel gennaio del 1996 è prelevato dal Werder Brema (63/18), dove rimane sino al 1998. Dopo tre anni passati all’Arminia Bielefeld (50 reti in 98 apparizioni), chiude la carriera al Karlsruher (2001-2003), rimpinguando il suo carniere di realizzazioni con 18 marcature distribuite in 60 match di Zweite Liga. Ha vestito due volte la maglia della Germania: il 20 dicembre 1992 subentra al 79’ contro l’Uruguay, il 23 agosto 1995 entra sempre allo stesso minuto dalla panchina in una partita col Belgio. Diventato allenatore dopo il ritiro dall’attività agonistica, ha guidato il Darmstadt tra il 2003 e il 2006, il Greuther Fürth nel 2007-08, il Bayer Leverkusen la stagione successiva (9° posto in Bundesliga, partenza sprint ma finale deludente) e l’Amburgo nel 2009-10: dopo il “solito” buon inizio stagionale, è stato esonerato il 26 aprile 2010 dopo uno scivolone 1-5 in casa dell’Hoffenheim, con il team anseatico al 7° posto a 48 punti (meno 8 dalla quinta posizione occupata dal Borussia Dortmund) e in semifinale di Europa League (il successore, l’olandese Ricardo Moniz, verrà eliminato dal Fulham di Roy Hodgson). Lo scorso 12 dicembre ha sostituito Jens Keller sulla panchina dello Stoccarda. Quest’ultimo, a sua volta, era subentrato ad ottobre allo svizzero Christian Gross, allenatore dei biancorossi dall’inizio della stagione, che, nelle prime nove giornate di campionato aveva raccolto altrettanti punti. Attualmente, la squadra occupa la preoccupante penultima casella in classifica, nonostante sia approdata ai sedicesimi di finale di Europa League (che la vedranno opposta ai portoghesi del Benfica).
MAURIZIO GAUDINO – C /A– 1966
Nato a Brühl (Baden/Württemberg) il 12 dicembre di quarantaquattro anni fa da una coppia di immigrati campani. Giocava come centrocampista offensivo/trequartista in Bundesliga, dove ha disputato 294 partite tra Waldhof Mannheim, Stoccarda (con cui ha vinto lo Schale 1992), Eintracht Francoforte e Bochum. Nella città del fiume Neckar è ancora ricordato con grande affetto e stima per le qualità tecniche e l’impegno che metteva sul rettangolo di gioco. E’ legato all’Italia anche da un curioso aneddoto: nella suddetta finale di Coppa UEFA contro il Napoli del 3 maggio 1989, segnò al San Paolo il gol del momentaneo vantaggio al 17’, prima che un rigore trasformato da Maradona al 60’ e una rete di Careca all’87’ ribaltassero il risultato sul 2-1, decisivo per l’assegnazione del trofeo. A fine partita, al microfono di Italo Kuhne commentò a caldo l’emozionante match esprimendosi… in dialetto napoletano stretto! Vanta anche 5 presenze (1 rete) con la Germania, in cui fu convocato nella sfortunata spedizione a Usa’94 come riserva di Lothar Matthäus. Dopo il Mondiale va in prestito al Manchester City (20 partite, 3 gol – i tifosi dei Citizens ancora ricordano una splendida esibizione contro i Blackburn Rovers) e l’anno successivo in Messico al Club América (15/1), nel 1997/98 è al Basilea in Svizzera a segnare 10 volte in 30 apparizioni, prima di andare in Turchia e giocare tre anni all’Antalyaspor (55 match/8 reti). Chiuse la carriera dove l’aveva iniziata 22 anni prima (1981-2003) al SV Waldhof Mannheim, ricoprendo anche il ruolo di allenatore e “auto-schierandosi” in campo a sorpresa per l’ultima volta il 12 agosto 2005. Adesso è passato ad assistere i giocatori nel ruolo di procuratore sportivo: nella sua scuderia, figura il famoso attaccante Mario Gómez (origini latine anche per lui: padre spagnolo nativo di Granada e madre tedesca).
Marco Oliva
Marco Oliva
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