Suonava la lotta trionfante dell'uomo contro le avversità, a Vienna rompeva le corde dei pianoforti perchè chiedeva loro molto di più di quello che potevano dare, la sordità gli impediva di udire ciò che il suo stesso genio creava. In una parola: Beethoven. Personificazione del talento, pendolo che oscilla tra difficoltà e successo, bandiera dell'estro mossa ancora oggi dal vento. Sembra distante anni luce dal nostro ora, eppure ci deve far riflettere, ci deve far pensare. Abbiamo l'obbligo morale di colorare lo schizzo disegnato dal destino, dobbiamo trovare la forza anche quando l'inerzia non è dalla nostra. Ieri è successo. Gli uomini di Mister Inzaghi hanno riscritto la storia del Viareggio, si sono presi la 66esima edizione del torneo. 4- 3 - 1 - 2, di ancelottiana memoria, per i milanesi e 4 - 2 - 3 - 1 per Soumare&Co. Idee di gioco differenti e approccio alla partita diametralmente opposto. L'inizio rossonero è contraddistinto da qualche errore dovuto alla pressione portata dagli avanti belga, ma anche dall'importanza del match. E' difficile difendere senza riferimenti, ma col passare della partita la retroguardia, guidata da Capitan Pacifico, prende le misure e contrasta la tecnica, il baricentro basso e la rapidità d'esecuzione degli avversari. Lampi di Milan con Bende Bende che si muove per ricevere lo scarico delle punte o per creare triangoli di gioco lungo le piste laterali; più continuo l'Anderlecht con un giro palla finalizzato al servizio per l'attaccante, isolato contro il diretto marcatore. Nel secondo tempo la partita si apre e lievita la percentuale di proposizione offensiva. I piccoli diavoli trovano una soluzione importante: palla sulla fascia e inserimenti dei mediani, ma Leya Iseka abbassa i toni col gol del vantaggio belga. Poi l'ombra del 9 si abbatte su Viareggio. Filippo Inzaghi? Anche, visto che chiama il cambio Vido - Fabbro: il 18 caratterizza la sua esibizione con imprevedibilità, portando il difensore fuori dai blocchi e lavorando in velocità. Ma l'MVP porta un solo nome: Andrea Petagna. Un gol, un assist e lo zampino anche nel gol del compagno di reparto. Orsato fischia per tre volte, Milano può comporre la sua melodia: note di uno spartito, sottofondo di un'emozione. Un lungo applauso che dovrà culminare in un New Deal del calcio italiano, che faccia dei giovani il nostro presente. Un lungo applauso, quello che Beethoven non potette mai udire.
martedì 18 febbraio 2014
VIAREGGIO CUP 2014 - La Nona sinfonia
Francesca Flavio
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