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25 Maggio 1983 - 25 Maggio 2013: la mia personalissima storia d'amore (poco) e odio (tanto) con la Coppa dei Campioni compie 30 anni. Tanti ne sono passati dalla prima a quella ormai imminente fra Borussia Dortmund e Bayern Monaco. E le analogie non si contano, a partire dalla più importante: oggi come allora, saranno tedesche le mani che stringeranno l'ambito trofeo. Lo dico con una piccola, grande punta di amarezza se penso a cosa accadde quel mercoledì 25 maggio 1983 allo Stadio Olimpico di Atene. La mia prima finale vedeva in campo la "mia" Juventus contro l'Amburgo e l'epilogo sembrava già scritto. Purtroppo quella che doveva essere un trionfo, si trasformò in disfatta grazie al più classico "tiro della domenica" di Felix Magath che affondò la corazzata bianconera dei 6 campioni del mondo azzurri del 1982 e delle stelle Platini e Boniek. Un dramma calcistico che l'anno successivo toccò a un'altra squadra italiana: 30 maggio 1984, Stadio Olimpico di Roma, i giallorossi di Falcao e Di Bartolomei, Conti e Pruzzo affrontano il mitico Liverpool. E dopo 120 minuti e i calci di rigore, devono alzare bandiera bianca di fronte ai Reds, alla loro quarta vittoria nella competizione dopo quelle del 1977, 1978 e 1981. L'anno seguente, dai due drammi sportivi si passa alla tragedia umana vera e propria: il 29 maggio 1985, un'ora prima della finalissima tra Liverpool e Juventus, allo stadio Heysel di Bruxelles accade l'imponderabile. Nel settore Z scoppiano dei tafferugli tra gli inermi tifosi italiani (bianconeri e non) e i tristemente noti hoolygans inglesi: il bilancio è terrificante, 39 morti e oltre 600 feriti. Quella che poco o nulla ha a che vedere con una partita di calcio, viene disputata lo stesso per salvare (?) il salvabile (?!) e, se permettete, preferisco fermarmi qui. I miei ricordi si dirigono altrove: ai 4 rigori parati dal portiere Ducadam nella finale del 1986 vinta a sorpresa dalla Steaua Bucarest contro il Barcellona, al gol di tacco di Madjer del Porto contro il Bayern Monaco nel 1987. Ricordo la doppietta milanista del 1989 e 1990 firmata dal magnifico trio olandese Gullit-Van Basten-Rijkaard e nel 1991 la più brutta e noiosa finale della storia: quella vinta dalla Stella Rossa sull'Olympique Marsiglia ai rigori. Dal 1992 fino al 1998, l'atto conclusivo della Champions League ha sempre visto come protagonista un'italiana ma su 7 finali consecutive (1 per la Sampdoria, 3 di fila per Milan e Juve) solo due volte la "Coppa dalla grandi orecchie" è stata conquistata. Nel 1999 è stata la volta del Manchester United che ben oltre la celeberrima "Zona Cesarini" ha beffato per 2-1 il Bayern. Un anno dopo, nel 2000, sono iniziate le finali tra squadre dello stesso Paese con la sfida impari tra Real Madrid e Valencia, vinta dalle "merengues" 3-0. Seguiranno le repliche italiane (Milan-Juve nel 2003), inglesi (Manchester-Chelsea nel 2008) e tedesche (Borussia-Bayern del 2013). La voglia di stupire dei ragazzi di Klopp contro la sete di rivincita degli uomini di Heynckes. Sul cielo di Wembley per una sera si canterà "Deutschland Uber Alles"
Stefano Aloe

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