Repubblica Ceca –
Polonia (girone A) è
il momento dei verdetti a Wroclaw, alla Repubblica Ceca, senza l’infortunato
Rosicky, basta un pareggio, la Polonia deve puntare al bersaglio grosso, l’imperativo
è vincere per continuare a sognare. Sembra un dejavu, Gebre Selassie va sulla
destra, palla al centro ma Pilar si divora la rete del vantaggio. La Polonia
risponde con un pressing soffocante e trova la via della porta con Capitan
Blaszczykowski, lanciato a rete dal tracciante in profondità di Obraniak. La
Repubblica Ceca, senza la sua luce sulla trequarti, prova ad alimentare il
gioco sugli esterni. Jiracek è il grande assente di questa prima frazione di
gioco, non si è mai visto in fase d’uscita palla. Hubschman alla De Rossi,
gioca davanti alla linea difensiva e, a volte, si abbassa formando una linea a
cinque. Gli uomini di Bilek trovano con irrisoria facilità l’imbeccata per
Baros, il numero 15 ceco, però, non riesce mai a determinare qualcosa d’importante.
Pilar è una spina nel fianco polacco, Piszczek non riesce mai ad arginarlo e la
piccola ala ceca dà segnali importanti. La Polonia ha paura, i cechi un po’ meno
e sul campo si vede, le fasce sono di loro proprietà ed i padroni di casa
imbarcano acqua. Jiracek fa la prima cosa importante del suo match, Petr porta
in vantaggio i suoi ammutolendo i polacchi. La Polonia va in all – in ma le carte migliori
le hanno i cechi. The end.
UP PILAR (1988) baricentro basso, agilità e buona
tecnica di base sono gli ingredienti per un mix che dà alla testa, se poi ci
mettiamo che rincorre gli avversari ed ha personalità da vendere, il titolo di
hombre del partido gli spetta di diritto. Per info chiedere a Piszczek.
DOWN PISZCZEK spinge pochissimo ed in fase difensiva
gli va ancora peggio. La chiave del match è la sua fascia di competenza, Pilar
gli va sempre via e crea la superiorità numerica. Se lo sarà sognato anche la
notte …
Grecia – Russia (girone
A) a Varsavia la
Grecia si gioca il tutto per tutto, lo sa e parte bene: Karagounis pesca
Katsouranis che gira a volo, Malafeev ci mette la manona e sventa il pericolo.
Dzagoev ed Arshavin gli rispondono, mettendo subito le cose in chiaro. La
Grecia limita i russi non concedendogli mai azioni in contropiede, allora gli
uomini di Advocaat ci provano con fraseggi stretti e traccianti in profondità.
Il primo contropiede sovietico è subito devastante, Zhirkov si beve
Papastathopoulos ma sbaglia il servizio verso il centro. La Russia va a
fiammate, articola la manovra sulla trequarti in modo abbastanza blando e poi
sbroglia il bandolo della matassa, riuscendo a mettere gli avanti di fronte a
Sifakis. Gli uomini di Santos non hanno la forza di accompagnare il contropiede
e gli attaccanti si trovano sempre in inferiorità numerica. Ancora Zhirkov,
stavolta però costruisce l’azione e va anche a concluderla, brividi ellenici.
Karagounis, “su assist” di Ignashevich, riscrive la storia del girone. La
Russia ora deve rincorrere e, per una squadra abituata a dettar legge durante i
90 minuti, non è la situazione più facile di questo mondo. Il leit – motiv del
match è l’arrembaggio russo sulla trequarti, i greci difendono in dieci e,
quando mettono la testa fuori dalla tana, creano qualche occasione
significativa. Nel calcio non sempre vince il più forte, è stato così anche
quest’oggi.
UP K. PAPADOPOULOS
(1992) l’infortunio
del suo omonimo Avraam è stata una manna dal cielo per la Grecia. Il timore di
Santos era rappresentato dalla sua giovane età ma un talento così lo si
dovrebbe far giocare sempre e comunque. Che tempi d’intervento pazzeschi!
DOWN IGNASHEVICH il gol di Karagounis è tutto suo,
incomprensibile l’intervento di testa a rimettere in gioco la manovra greca.
Danger, danger.
Francesca Flavio
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