Ucraina – Francia (girone
D) i 22 in campo
si affrontano subito a viso aperto sotto un nubifragio imponente, la ripresa
del gioco dopo la sospensione è ad andamento lento, l’Ucraina copre bene con
due linee da quattro in meno di 10 metri, la Francia non riesce a trovare le
vie di passaggio giuste ed è spesso soggetta a contropiedi. Ucraina devastante
quando Yarmolenko e Konoplyanka vanno in azione personale. Mamma mia che
Shevchenko, va via a Rami, mette giù il pallone con un controllo volante e
scarica in porta un missile, Lloris gli dice no. Pyatov, in versione Spiderman,
dice no a Mexes che impatta di testa. Il secondo tempo si apre così come si è
chiuso il primo: Menez murato da Pyatov e l’Ucraina risponde con Sheva, a volte
ritornano e, se lo fanno, c’è sempre un perché. Ribery svaria su tutto il
fronte d’attacco, dà qualità alla manovra e regala qualche colpo geniale.
Jeremy Menez spegne l’Ucraina: converge verso il centro e chiude il mancino sul
primo palo. L’Ucraina non riesce più a fare schermo davanti alla difesa e la terza
linea è costretta ad affrontare i più rapidi e tecnici avanti francesi. L’ingresso
in campo di M’Vila cambia i piani tattici di Blanc, si passa al 4 – 2 – 3 – 1 con
Yann al fianco di Alou Diarra. Cabaye gol e palo, Ucraina rabbia e rimpianti
per quello che poteva essere ma non è stato. Les jeux sont faits.

UP&DOWN BENZEMA nel primo tempo non trova quasi mai la
via della rete, sembra un po’ troppo egoista e spreca molti possessi palla. In
campo c’era la controfigura di Karim? Nel secondo tempo entra quello vero: due
assist, gioco di sponda, pressing, insomma Karim the dream.
Svezia – Inghilterra (girone
D) Hodgson sposta
Young lungo l’out di sinistra e affianca Carroll a Welbeck, la Svezia decide di
fare a meno di Toivonen, protagonista di un esordio a dir poco opaco. Buon
impatto sul match per Scott Parker, la fonte di gioco inglese è sempre nel vivo
dell'azione e sa divincolarsi bene anche negli spazi stretti. La Svezia fa fatica
ad uscire dalla sua metà campo, c’è troppa imprecisione nei passaggi. Gli
uomini di Hamren soffrono terribilmente sui palloni alti, è questa la chiave
del match per gli inglesi che devono rifornire Welbeck e Carroll. Alla prima
occasione l’Inghilterra passa, Carroll va 3 metri sopra il cielo e manda all’inferno
i gialloblu. Una Svezia senza idee, va in modo piuttosto estemporaneo e se Ibra
non ingrana son problemi. Carroll non perde mai un contrasto aereo, Mellberg non
sa più a quale dio del calcio affidarsi. L’inizio di seconda frazione di gioco
è tutto svedese, l’Inghilterra accusa il colpo e RH deve correre ai ripari. Da
0 – 1 a 2 – 1 in una manciata di minuti, l’Inghilterra scrive il perfetto manuale
di come ribaltare la partita in senso negativo. Il ct inglese muove le pedine e
Walcott fa scacco matto. Una partita dalle mille facce, un’emozione lunga 90
minuti, Welbeck scrive la fine con un gol assurdo di tacco.
UP WALCOTT (1989) il sogno di tutti gli allenatori,
entra e risolve il match. L’ala dell’Arsenal fin qui è stata un po’ in ombra ma
ora non vuole più nascondersi. Big up Theo. MARTIN OLSSON (1988) dà
il suo meglio in fase difensiva, sempre attento a non perdere la marcatura e
preciso nell’appoggiare il gioco per la costruzione della manovra. Va poche
volte lungo la fascia, ma quando decide di farlo è indomabile. Ok, il terzino è
giusto … ora vediamo un po’ per il prezzo.
DOWN IBRAHIMOVIC è inammissibile che uno come lui
giochi solo 10 – 15 minuti, svogliato, viene a prendersi la palla nel cerchio
di centrocampo ed abbandona al suo destino il povero Elmander. Non ci siamo
Zlatan
Francesca Flavio
Posted in: 






