Portogallo – Spagna a Donetsk scendono in campo le
formazioni tipo con una sola variante, il centravanti: Hugo Almeida e Negredo
bruciano la concorrenza e si prendono la maglia da titolare. Cristiano Ronaldo,
capocannoniere del torneo, è il pericolo numero uno per gli uomini di Del
Bosque, sul versante opposto è la manovra collettiva a spaventare Bento.
Pressing molto alto a caratterizzare questo inizio di match, i rispettivi
playmaker sono costretti a venire a prendere palla molto bassi. Pepe è una
certezza negli scontri aerei, dominato Negredo. Iniesta fa lo show ed Arbeloa
firma la prima offensiva importante dell’incontro. Nani e Silva sono accomunati
da una variabile tattica che potrebbe risultare determinante: partono dalla
destra e chiudono la diagonale sul versante opposto per creare opzioni di gioco
e superiorità numerica. I lusitani stanno mettendo in difficoltà Xavi&Co.,
gli spagnoli non riescono a mettere in atto il loro vorticoso possesso palla.
Piquè in bambola, è l’emblema del fatto che la Spagna inizia a temerlo questo
Portogallo. Sale di giri il motore portoghese, Ronaldo inizia a prendere la
mira. Quando il Portogallo cala d’intensità regala spazio e tempo agli spagnoli
che tentano di fare male a fasi alterne. La Spagna non fa schermo davanti alla
difesa perché non è la sua natura. CR7 e Nani trovano strappi importanti ed i
centrali difensivi delle Furie Rosse li affrontano come possono. La seconda
frazione di gioco si apre con ritmi blandi ed improvvise accelerazioni, Del
Bosque cambia le carte in tavola: Fabregas per Negredo. Hugo Almeida chiude la
manovra lusitana con due tiri di potenza, c’è anche lui nella notte di Donetsk.
Portogallo e Spagna non si fanno male, parola ai tempi supplementari. Pedro e
Jordi Alba indemoniati sul versante sinistro, trovano lo spazio per mettere
Iniesta davanti al portiere, Don Andres murato da Rui Patricio. L’ultima
variazione del match la apporta Paulo Bento, Varela per Meireles, si spera in
un Danimarca – Portogallo 2.0? La prima finalista si decide ai rigori: 11
metri di paure, sogni, speranze e dubbi. La decide Fabregas, la Spagna si va a
prendere la finale, 3 su 3 è roba da record.
UP PEPE baluardo difensivo dei lusitani, il
centrale del Real le prende tutte: di testa, di piede, d’istinto, non fa la differenza.
Lui c’è sempre.
DOWN XAVI tocca pochi palloni rispetto ai suoi standard,
resta fuori dal gioco steccando la partita più importante. Una battuta d’arresto
ci sta ma sarebbe stato meglio posticiparla ad altre date.
Germania – Italia a Varsavia scende in campo la storia,
la voglia di esserci, l’imperativo di crederci, per riprenderci la gloria, per
sognare ancora. Balzaretti sull’out destro, Kroos per rinforzare la mediana,
Loew – Prandelli, prove tecniche di schermaglie tattiche. Primo brivido del
match: Buffon nella terra di nessuno, Hummels prende la mira e Pirlo salva
sulla linea. Italia di personalità, gli uomini di Prandelli non rinunciano a
manovrare palla a terra. L’imbeccata in profondità per Balotelli è una costante
di questo inizio match,Mario, isolato con il diretto marcatore, si danna l’anima.
La Germania va a fiammate, quando si accende fa male. Montolivo sulla trequarti
è l’uomo dell’ultimo passaggio, l’undici schierato da Prandelli non dà punti di
riferimento all’avversario. Cassano fa lo show, Supermario il gol, anche i tedeschi
si staranno chiedendo “why always you?”. I tedeschi spingono solo sulla destra,
Boateng è il fornitore ufficiale di assist per Gomez. Ozil chiama i suoi alla
riscossa con un rasoterra sul primo palo, Gigi c’è. Perfetti gli azzurri in
fase di pressing, quando non ci arrivano gli altri ci pensa Buffon a dirgli di
no. Montolivo si divora il gol del raddoppio ma 30 secondi dopo firma l’assist
del raddoppio: oh my God, Balotelli one man show, 2 a 0, SuperMario da game
over. La Germania è completamente uscita dal match, trova difficoltà nel
controbattere ed il pallone sembra pesare tra i piedi degli uomini di Loew.
Reus e Klose per rimettere a posto le cose, il numero 21 ha dato freschezza ed
imprevedibilità al gioco tedesco. Cassano ricomincia la seconda frazione di
gioco così come aveva terminato la prima: palla al piede ad inventare calcio,
Hummels e Boateng vedono i mostri. La Germania punge, l’antidoto di Prandelli si chiama
Diamanti, funambolo di professione. Bonucci e Barzagli, c’era una volta
Cannavaro – Materazzi 2.0 nella notte di Varsavia. Reus ci prova in tutti i modi, è da manuale il
calcio piazzato dal limite, Buffon gli cancella il gol. Prandelli rivoluziona l’attacco,
è Di Natale – Diamanti il duo incaricato di chiudere la pratica. L’Italia ci va
vicinissima per ben tre volte, la Germania cala dopo aver offerto il massimo
sforzo. De Rossi morde le caviglie dei tedeschi, Capitan Futuro è il cuore di
questa Italia. Ozil accorcia dagli 11 metri, fissando il risultato finale sul 2
a 1. 12 anni dopo la storia si ripete, grazie ragazzi! Ora andiamocela a
prendere.
UP BALOTELLI (1990) segna due gol, combatte come un
gladiatore ed evita qualsiasi tipo di scenata “alla Balotelli”. Mario, ieri era
amore ed odio, oggi è solo amore. Sempre più Balo(Fra)telli d’Italia.
DOWN LOEW la
scelta di schierare Kroos è un segnale negativo, dà l’impressione di aver paura
dell’Italia di Prandelli e dopo venti minuti quell’impressione diventa realtà.
Balotelli ora fa rima con incubo, Germania continua a far rima con sconfitta.
Auf wiedersehen.
Francesca Flavio

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