Diego Armando Contento e i suoi "fratelli"
Alla scoperta degli italo-tedeschi in giro per l'Europa
Il film PAISA’ (1946 - Roberto Rossellini, coadiuvato alla sceneggiatura da Sergio Amidei , Annalena Limentani, Alfred Hayes, Marcello Pagliero, Vasco Pratolini e un giovane Federico Fellini) è unanimemente considerato uno dei capolavori del Neorealismo: girato quasi esclusivamente con attori non professionisti, fedele a quel “pedinamento della realtà” (ideale/manifesto programmatico del movimento italiano del secondo dopoguerra, teorizzato da Cesare Zavattini) che divenne cifra comune e modello nella storia del cinema europeo per circa un ventennio, rievocava in sei episodi l’avanzata degli Alleati angloamericani dallo sbarco in Sicilia sino all’incontro con le lotte partigiane sul delta del Po, a Napoli, Roma, Firenze e in Emilia, nel comune intento di liberare la Penisola dal giogo nazi-fascista.
Eppure, nel passato quella parola di chiara derivazione dialettal-meridionale era usata in senso spregiativo in giro per il mondo, laddove i nostri antenati cercarono fortuna e dignità, finendo spesso per ricevere quella fastidiosa etichetta sulle spalle: d’altronde, i pregiudizi sono duri a morire anche nella nostra Penisola, basta sfogliare i giornali o accendere la TV per leggere inquietanti dichiarazioni di alcuni esponenti politici, che continuano a difendere ridicole posizioni scioviniste finanche nel Terzo Millennio…
Dopo la “grande emigrazione” post-unitaria in cui dapprima da Piemonte, Friuli-Venezia Giulia e Veneto (tra il 1876 e il 1900) e poi maggiormente dal Mezzogiorno (il ventennio successivo), milioni di italiani decisero di varcare l’Atlantico per approdare in Nord e Sud America, animati da uno spirito di riscatto sociale che provava a cancellare con un “viaggio della speranza” le angherie e le vessazioni che la povertà imponeva loro, nella seconda metà del XX secolo i flussi migratori si canalizzarono prevalentemente in Europa (in Francia, per la quale alcuni avevano optato già nell'Ottocento, e poi Svizzera, Belgio e Germania).
Al giorno d’oggi ci sono circa 80 milioni di oriundi italiani in giro per il globo terrestre, di cui quasi 700mila solo sul suolo tedesco, a rappresentare lo 0,8 % della popolazione totale.
E’ innegabile che il senso d’appartenenza alla terra d’origine rimane comunque molto saldo, così come è altrettanto fuor di dubbio che l’orgoglio delle comunità all’estero è rappresentato anche da “quelli che ce la fanno”, i figli di immigrati che riescono ad imporsi all’attenzione generale. In questo contesto, è facile ipotizzare quanti tifosi siano entusiasti della parabola crescente di Diego Armando Contento,

laterale sinistro del Bayern Monaco di Louis Van Gaal dominatore della stagione 2009-2010 in Germania e finalista nella Champions League dello stesso anno contro l’Inter del devastante bomber argentino Diego Milito.
Un nome che è tutto un programma: nato il 1° maggio 1990, mentre appena qualche mese prima il Napoli di Maradona conquistava il suo primo alloro continentale importante (terzo, se consideriamo anche la Coppa delle Alpi 1966 e la Coppa di Lega Italo-Inglese vinta nel 1976 contro il Southampton), la Coppa UEFA 1989, eliminando proprio il Bayern Monaco in semifinale (2-0 e 2-2) e avendo la meglio sullo Stoccarda nella doppia finale tra Italia (2-1) e Germania (indimenticabile 3-3 al Neckarstadion, 17 maggio). Ironia della sorte, il numero undici nei ‘Die Roten’ allenati dall’olandese Arie Haan era Maurizio Gaudino, altro figlio di immigrati italiani sulla rotta Campania-Baden/Württemberg. I coniugi Contento, estasiati dalle gesta del fuoriclasse argentino che in quel maggio ’90 conduceva i partenopei al secondo, storico scudetto, ebbero la brillante idea di battezzare il nascituro con quel nome beneaugurante e al tempo stesso leggendario.
D'altronde, il giovane prospetto ha un sogno nel cassetto: "Mi piacerebbe vestire la maglia del Napoli, un giorno o l'altro". Chissà che De Laurentiis non decida di realizzare questo apprezzabile proposito affettivo...
Cresciuto in Baviera, il piccolo Diego decide di seguire le orme dei fratelli Vincenzo e Domenico, sfortunati protagonisti nelle giovanili del Bayern, e viene iscritto alla scuola calcio bavarese il 1° agosto 1995. Il 24 novembre 2007 debutta con l’Under 19 nella prima giornata della A-Junioren Bundesliga Süd/Südwest, pareggiando 2-2 sul campo dei pari età dell’Hoffenheim. In quella stagione mette insieme altre 15 partite, siglando due gol in due partite consecutive: gol del 6-0 al 40’ nel clamoroso 9-1 al Kaiserslautern il 1° giugno 2008, e terza rete nel 2-5 sul campo del SC Freiburg al sessantasettesimo minuto una settimana dopo.
La stagione successiva esordisce nei professionisti in Regionalliga con la seconda squadra dei bavaresi, segnando nel 2-0 rifilato a domicilio ai Kickers Emden al 16’, 16 dicembre 2008. Altra realizzazione sul campo del Carl Zeiss Jena il 1° marzo 2009 (sblocca il punteggio all’ 82’ prima che Thomas Müllersancisca il definitivo 0-2) e 11 match disputati in totale, con ulteriori 13 presenze con l’Under 19 (e 3 gol).
L’anno scorso Louis Van Gaal decide di aggregarlo alla Prima Squadra, avendo notato le belle prestazioni con il Bayern II in Regionalliga, arrivando addirittura ad esordire in Champions League lo scorso 17 febbraio, andata degli ottavi di finale contro la Fiorentina. Nessun timore reverenziale per l’allora ancora 19enne Diego, che si è subito integrato con i compagni e ha coperto con disciplina e personalità la fascia sinistra della linea difensiva bavarese.
Dopo quella positiva serata, contribuisce con 9 presenze in campionato (esordio in Bundesliga: 20 febbraio 2010, titolare nell’1-1 in casa del Norimberga alla ventitreesima giornata) e 2 in DFB Pokal alla splendida stagione del Bayern Monaco; Contento non scende in campo a Madrid nella finale di Champions, ma è presente in tutti i 180’ delle semifinali di andata e ritorno vinte contro il Lione di Claude Puel (1-0 e 3-0).
Diego Armando ha le idee chiare sul suo futuro, animate da quel senso d’appartenenza alla terra d’origine dei genitori di cui si parlava poc'anzi: qualche mese fa, infatti, ha rifiutato la convocazione nell’Under 21 tedesca per non precludersi la possibilità di vestire la maglia azzurra. Vanta comunque 4 presenze nella Germania Under 20 (tutte in partite amichevoli, con esordio datato 9 ottobre 2009: SVIZZERA-GERMANIA 3-2, il CT Horst Hrubesch lo schiera titolare).
Ecco il commento di Oliver Bierhoff, attuale team-manager teutonico, nello scorso ottobre:
“Non obblighiamo nessuno a giocare con noi. Per esempio Diego Contento, pur potendo giocare nella Nazionale tedesca in quanto nato in Germania, ha deciso di non farlo declinando martedì scorso la convocazione nell’Under 21. Lo ha fatto perché vuole giocare in quella italiana, perché emotivamente e culturalmente si sente parte del vostro Paese”
Un’ottima notizia per il CT Cesare Prandelli: se si eccettua il convincente Domenico Criscito, classe’86 nativo di Cercola, l’Italia non ha molte alternative tra i laterali sinistri di difesa, e Diego Armando Contento potrebbe diventare più che un’opzione plausibile per l’immediato futuro...
“Non obblighiamo nessuno a giocare con noi. Per esempio Diego Contento, pur potendo giocare nella Nazionale tedesca in quanto nato in Germania, ha deciso di non farlo declinando martedì scorso la convocazione nell’Under 21. Lo ha fatto perché vuole giocare in quella italiana, perché emotivamente e culturalmente si sente parte del vostro Paese”
Un’ottima notizia per il CT Cesare Prandelli: se si eccettua il convincente Domenico Criscito, classe’86 nativo di Cercola, l’Italia non ha molte alternative tra i laterali sinistri di difesa, e Diego Armando Contento potrebbe diventare più che un’opzione plausibile per l’immediato futuro...
Marco Oliva
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