
La seconda puntata della rubrica fa tappa in Spagna, nella affascinante Barcellona. Capoluogo della Catalogna, ora Barcellona è diventata anche la capitale del calcio. Secondo la gran parte delle persone infatti la squadra più importante della città, quella che veste con orgoglio catalano i colori blau-grana, è al momento la squadra più forte al mondo. Merito sicuramente delle sue stelle, primo su tutti l’attuale pallone d’oro Lionel Messi ma anche della tradizione del suo settore giovanile che ogni anno mette in vetrina futuri campioni di assoluto livello. Ecco perché, nonostante i giocatori giovani (nati dal 1987 in avanti) presenti nella rosa ufficiale della prima squadra siano soltanto sei, il Barcellona è un esempio per tutti i club che vogliono lavorare con i giovani. A differenza dell’Arsenal (vedi puntata precedente) il club del presidente Laporta tende a far crescere i propri giocatori all’interno delle proprie strutture e difficilmente si affaccia sul mercato per portare a casa giovani talenti già professionisti. I giocatori che arrivano a Barcellona sono generalmente già maturi e pronti per la prima squadra; nel mentre nuovi Messi crescono con la maglia delle giovanili blaugrana o con quella del Barcellona Athletic, che milita nella terza serie del calcio spagnolo.
LA STELLA
Lionel Andrès Messi (Santa Fe, 1987). Dopo aver mosso i primi passi nel Grandoli, a soli 7 anni passa al Newell Old Boys. Poco più tardi gli viene diagnosticata una deficienza alla somatotropina, malattia che induce il River Plate a non acquistarlo nonostante ne avesse notato il talento. Nel 2000 però Carles Rexach, direttore sportivo del Barcellona, nota Lionel e si rende disponibile a pagarne le cure mediche. Viene organizzato un periodo di prova per Lionel che a soli 12 anni incanta Rexach segnando una magnifica doppietta in un amichevole contro avversari di due anni più grandi di lui. L’anno stesso si trasferisce con la sua famiglia a Barcellona e a marzo del 2001 firma il suo primo contratto ufficiale con il club. Da allora Messi brucia le tappe in tempi record, evidenziando anno dopo anno progressi fuori dal comune. Nel 2003, a soli sedici anni, esordisce con la prima squadra in un amichevole contro il Porto mentre nell’ottobre 2004 esordisce in una gara ufficiale, nel derby contro l’Espanyol. Seguono le prime reti ufficiali e il trionfo ai Mondiali Under 20 in Olanda, in cui vince competizione, classifica cannonieri e premio come miglior giocatore del mondiale. Prestazioni che gli valgono una convocazione per un amichevole con la nazionale maggiore. Le stagioni successive segnano la definitiva consacrazione di Messi, frenate soltanto dalla fragilità fisica dell’argentino che però non gli preclude di vincere la Champions League della passata stagione e il Pallone D’ Oro 2009. Inutile descriverne le caratteristiche tecniche, il suo dribbling micidiale, la precisione del suo tiro, la dolcezza dei suoi pallonetti, ma anche la sua grande capacità di fornire assist ai compagni e di inserirsi senza palla tra le difese avversarie. Il Mondiale 2010 potrebbe essere l’appuntamento con la storia, se dovesse vincerlo, il paragone con Maradona sarebbe tutto ad un tratto estremamente equilibrato.
LA PRIMA SQUADRA
Gerard Piquè (Barcellona, 1987). Catalano, Piquè entra nella cantera del Barcellona all’età di 10 anni, maturando durante il suo percorso spiccati doti difensive. Attratto dalle sirene del Manchester United, Piquè lascia la sua terra per giocare nel 2004/2005 alla corte di Alex Ferguson. Soltanto tre presenze in due stagioni fino a quando il giovane difensore non vive la sua prima stagione professionistica da protagonista con la maglia del Real Saragozza, in prestito dai Red Devils. Schierato da difensore centrale o come mediano di contenimento totalizza 22 presenze e 2 reti meritandosi un ruolo più importante con lo United nella stagione 2007/2008. Due reti in Champions League e 9 buone prestazioni in Premier League però non sono sufficienti a soddisfarlo e così arriva un contratto quadriennale con il Barcellona, con cui nella stagione 2008/2009 fa incetta di trofei , collezionando 38 presenze (con 3 reti) e tantissime ottime prestazioni. Titolare della sua nazionale, ora ha un valore di mercato fissato da una clausola rescissoria da 200 milioni di euro, cifra che dice tutto sulla fiducia che questo difensore di 192 cm riscuote al Camp Nou.
Sergio Busquets Burgos (Sabadell, 1988). Centrocampista di stazza e di ordine, Sergi Busquets è uno dei capolavori di Pep Guardiola che lo ha lanciato in prima squadra dopo averlo allenato nel Barcellona Athletic. Arrivato nella cantera nel 2005 dallo Jabac, si mette in luce realizzando 7 reti in 26 presenze con la selezione Juvenil A del club, meritandosi nel 2007/2008 il passaggio nelle fila del Barca Athletic dove impressiona Guardiola e contribuisce alla promozione in terza serie della squadra. La stagione successiva l’allenatore lo aggrega alla prima squadra e gli concede sempre più spazio (stagione chiusa con 24 presenze e 1 rete) assegnandogli la maglia da titolare nella finale di Champions disputata e vinta a Roma. Così il figlio di Carles Busquets, ex portiere del Barcellona, conquista anche la nazionale spagnola con cui disputa la Confederations Cup e con cui sicuramente giocherà i prossimi mondiali sudafricani. Difficilmente ho visto Busquets perdere un pallone e per questo è un giocatore fondamentale nello scacchiere di Guardiola grazie al suo compito di interdizione davanti alla difesa e di rifornitore di palloni per Xavi o Iniesta.
Pedro Rodriguez Ledesma (Santa Cruz De Tenerife, 1987). Per tutti semplicemente Pedro, attaccante brevilineo che vede la porta come un centravanti. Dopo aver mosso i primi passi nel San Isidro, nel 2004 arriva al Barcellona e inizia la sua scalata alla prima squadra. Per tre anni gioca con il Barcellona Athletic senza godere di particolare attenzione da parte dei media fino a quando sotto la guida di Guardiola segna sei reti durante il campionato vinto che vale la promozione in terza serie. Così nel 2008/2009 sotto la guida del suo “mentore” conosce la prima squadra da vicino, collezionando 14 presenze, tra cui parte della finale di Champions League. La stagione in corso è quella della consacrazione: 16 reti sono un bottino da assoluto bomber, soprattutto se considerato che le realizzazioni sono state divise tra tutte le competizioni disputate divenendo così il primo giocatore nella storia a segnare reti in 6 competizioni diverse in una unica stagione. Ambidestro, imprevedibile e letale nel tiro con entrambi i piedi, può ricoprire tutti i ruoli dell’attacco. Ancora non è un nazionale spagnolo ma c’è da scommettere che vestirà presto la maglia delle furie rosse.
Bojan Krkic Perez (Linyola, 1990). Attaccante spagnolo di origini serbe e figlio d’arte, Bojan è entrato nella cantera blaugrana nel 1999 e da allora è divenuto la stella delle varie selezioni giovanili in cui ha militato segnando qualcosa come 500 reti in 7 anni. Nel 2006/2007 il grande salto con il debutto in prima squadra proveniendo dalla categoria Juvenil A e un ruolo da protagonista nel Barca Athletic (con 10 reti in mezza stagione disputata). Nel 2007 si è anche laureato campione europeo under 17 con la sua nazionale togliendosi la soddisfazione di decidere la finale contro l’Inghilterra con la rete decisiva, ripetendosi poi l’anno successivo segnando 5 reti nel mondiale di categoria disputatosi in Sud Corea. Da allora ha avuto solo tempo per disintegrare ogni record di precocità del club, chiudendo la stagione 2007/2008 con 10 reti in 14 partite giocate da titolare. Con l’arrivo di Guardiola ha ricevuto meno spazio, subentrando spesso dalla panchina, ma risultando decisivo grazie alle sue giocate fatte di velocità,dribbling secco e tecnica mostruosa, senza considerare il suo fiuto del gol nell’area piccola paragonabile a quello dei migliori centravanti.
Jeffren Suarez Bermudez (Ciudad Bolivar, 1988). Origini venezuelane ma nazionalità spagnola per il meno conosciuto dei giocatori aggregati alla prima squadra di Guardiola. Arrivato nel club nel 2004 dalle giovanili del Tenerife, ha iniziato la sua carriera come centrocampista centrale, trasformandosi negli anni in ala d’attacco; ruolo che predilige. Debutta sotto la guida di Rijkard nel 2006/2007 in Coppa Del Re ma esplode sotto la guida di Guardiola nel Barcellona Athletic, meritandosi di venire stabilmente aggregato alla prima squadra con l’avvento dell’ex centrocampista del Brescia sulla panchina del Barcellona. Nel 2007 rifiuta la nazionale maggiore venezuelana per poter giocare con la Under 21 spagnola con cui conta 4 presenze sinora. Piede sinistro educato, rapido e dotato di un cross pericolosissimo, vede anche molto bene la porta: qualità che fanno di Jeffren il prototipo dell’ala moderna.
Michele Celli
P.S MARTEDI PROSSIMO SCOPRIREMO TUTTI I GIOCATORI PIU PROMETTENTI DEL BARCELLONA ATHLETIC E DELLA ATTUALE CANTERA DEL BARCA.
martedì 9 marzo 2010
LA LENTE D'INGRANDIMENTO: BARCELLONA (PARTE 1)
Michele Celli
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